Anonimo - Bestiari

introduzione


Sono testi, spesso anonimi, che descrivono le qualità degli animali dandone un'interpretazione in chiave simbolica. Ad esempio il Fisiologo,composto in greco ad Alessandria intorno al III secolo, fu tradotto in molte lingue ed esercitò una vastissima influenza nel mondo medievale, ispirando sia opere morali che rappresentazioni artistiche come miniature o sculture.

Ciò che vediamo sulla terra, dice lo scrittore cristiano greco Origene, ci svela le verità celesti. La natura, come le sacre scritture, necessita di una lettura allegorica.

Raccolte esemplari sono Il bestiario moralizzato di Gubbio e il Libellus de natura animalium.

citazione

Purg. 20 10 - 15


E' indubbio che gli animali elencati nel Canto XIV (vv.42-60) rappresentino comportamenti negativi: rozzezza, aggressività, avidità, astuzia. Il cacciatore che si fa belva incarna la ferocia spietata delle lotte tra Bianchi e Neri.

Allo stesso modo il peccato capitale dell'avidità (“avarizia”) si incarna nell'antica lupa a cui è rivolta l'invettiva posta all'inizio del Canto XX (vv. 10 - 15).

L'osservazione degli animali, del loro aspetto e dei loro comportamenti, dona una particolare vivacità alle similitudini di cui la Commedia è ricca e che contribuiscono al suo carattere tutto “visivo”, anche quando affronta i temi più ardui e intellettuali. Del resto tutta l'arte del Medioevo, soprattutto quella figurativa, appare ricca di colore e di vivace espressività.

La scelta artistica di far vedere ai lettori ciò che è invisibile, si tratti del mondo ultraterreno o dei moti dell'animo umano, si compie anche per mezzo di descrizioni del mondo animale:


“Come le pecorelle escon dal chiuso/ a una, due, tre, e l'altre stanno/ timidette atterrando l'occhio e il muso;/ e ciò che fa la prima e l'altre fanno/ addossandosi a lei s'ella s'arresta/ semplici e quete , e lo 'mperché non sanno (3, 79 - 84)

“Ricorditi lettor, se mai nell'alpe/ ti colse nebbia per la qual vedessi/ non altrimenti che per pelle talpe ... (17, 1)

“Di pari, come i buoi che vanno a giogo/ m'andava io con quell'anima carca/ fin che 'l sofferse il dolce pedagogo” (12, 1)

”E quale il cicognin che leva l'ala/ per voglia di volar e non s'attenta/ d'abbandonar lo nido e giù la cala/” (25, 10 - 15)

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